C. V. D. come volevasi dimostrare

e’ scandaloso quanto accade.
In finale a Sanremo vanno
1. il vincitore di X Factor (RAI)
2. il secondo di Amici dell’anno scorso (Mediaset)
3. Emanuele Filiberto, nostro Signore dell’ipocrisia (RAI-Mediaset)

Che fare? diceva Silone.
L’anno scorso c’era la De Filippi a portare il testimone dello scandalo Marco Carta.
Ora c’è il marito, profugo, reduce da 20 anni di TV commerciale e tornato in RAI da quando i suoi sodali, Berlusca e D’Alema, sono amanti!

E noi? noi subiamo anche l’ultimo oltraggio! Hanno fatto fuori le nostre mamme, le nostre massaie. L’orchestra RAI, pur pagata e prezzolata, ha stracciato gli spartiti all’eliminazione di quel po’ di musica e di cultura che era apparsa a Sanremo.

No, credetemi, non è un vecchio rincoglionito innamorato della canzonette che parla, non è un cretinetti qualsiasi, anche se lo sembro.
L’ultima umiliazione, si diceva in Orwell 1984, è aspettare la morte sapendo di meritarla… siamo giunti a questo?
Per favore, reagite. Non è sulle morti bianche o sulle assoluzioni di stato che si vince la battaglia, ma sulle piccole cose: ci hanno tolto anche Sanremo, unica grande consolazione di una volta.
Allora si pensava che questo desse il contentino alle masse:

ORA NON NE HANNO PIU’ BISOGNO!!!
Aiuto. Uomo, aiuto.

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festival di sanremo

ci risiamo.
Fra poco si avvia l’ultima puntata del grande circo.
Il festival di sanremo è qui, dopo 60 anni è ancora qui.
Ma come si parla del festival in questo blog? certo, se si parla della nostra terra si parla anche di ciò che la caratterizza, no?
Io seguo il festival da quando sono nato, perché è più grande di me. Ho sempre amato la musica e quindi ho sempre ascoltato la musica, anche la più deleteria.
Se conosco anche la disco (orribile!!! da sempre per me) figuriamoci se non ho ascoltato un fenomeno tutto italiano che è stato e, comunque, ancora è un costume del nostro paesotto delle banane, che occupa uno dei territori più belli e più ricchi di cultura del mondo!

Bene, quest’anno c’è la grande novità!
Nasce il Re, evviva il RE! ‘mbè?
ai tempi lontani in cui ero ragazzo (sì, lo sono stato anch’io), negli anni fine sessanta e poi settanta, quando c’era la rivoluzione, o quella che “almeno ci abbiamo provato” visti i drammatici risultati dalemiani, si diceva che il festival di sanremo serviva per tenere buone le massaie, farle continuare a votare diccì, pissì, piccì e starsene buone a casa, che tanto ci pensavano andreotti e compagni a sminestrare.

Almeno si poteva decidere chi vinceva il festival.
Sarebbe stato claudio villa o modugno? toto cutugno o iva zanicchi? bobby solo o gigliola cinquetti?, ci si sentiva comunque importanti se almeno una volta l’anno si era padroni di determinare il vincitore.
Spesso non era neanche così, ma non te ne accorgevi; spesso il mondo andava da un’altra parte, ma non te ne accorgevi. Era la droga della massaia insomma.
“fammi decidere chi vince sanremo e non ti chiedo niente di piazza fontana“;
oppure
“fammi decidere se posso eliminare luigi tenco al posto di orietta berti e ti aiuterò fra un po’, e durante l’autunno caldo continuerò a votare diccì, e non ti chiederò perché lo stipendio di mio marito diminuisce mentre cresce il tuo; anzi, se proprio insiste gliela dò mentre cantano Io tu e le rose e… festa finita.

Questa era la storia e la ragione del FESTIVAL! altro che Festival della Canzone Italiana!!!

C’era ancora qualcosa su cui decidevamo noi, o almeno ce lo facevano credere, e si passava oltre anche alle stragi di stato, in quei meravigliosi tre giorni in cui mike o pippo dicevano “allegria” o “buonasera… perché sanremo è sanremo”.
Quindi, che cosa voglio dire? Niente.

Avete visto queste sere? è cambiato tutto, non possiamo più neanche decidere che fare. Hanno mandato un principe del paese delle banane, col padre delinquente e colluso, che non ha mai lavorato, a dire che lui, poverino, non poteva entrare da noi e soffriva per la povera gente. Adesso fa il RE da noi, dirigente di banca, ballerino, nessun problema, anzi, ma soffre. E può cantare (cantare????) alla faccia di tanti giovani che se la devono sudare e può dire tante amenità e stronzate, perché vicino a lui ci va un ex-cantante che s’è giocato tutto al gioco d’azzardo e poi è stato premiato perché s’è pentito, perché vicino a lui ci va il CITTI’ della nazionale a dire stronzate stratosferiche…

che pena. che pena. a che punto ci hanno condotto.
A che punto siamo arrivati nella nostra piattezza. Ormai ci sputano addosso e mangiamo lo sputo con gusto.
Siamo il paese di emanuele filiberto e di moccia, siamo il paese di “silvio e massimo forever”, siamo il paese in cui ci fanno fare di tutto (quello che vogliono loro) e siamo anche convinti che lo facciamo noi.
SIAMO STUFI! ma siamo davvero stufi?
oppure godiamo di essere annullati e fra un po’ simuleremo anche il mangiare e l’atto sessuale, ed impareremo a scrivere e riscrivere ogni giorno la storia, per come ci diranno che è cambiata?
NON E’ CAMBIATA E’ SEMPRE STATA COSI’!
Ops. Scusa mi sbagliavo.

Siamo dentro il delirio di Orwell e continuiamo a dire che non è vero.
Ragazzi, per favore, svegliatevi! Almeno voi, perché forse per noi è già tardi. Non fatelo per i miei figli, ma almeno per i vostri sì!
Almeno per i vostri figli, quelli che arriveranno quando la finirete di fare le vacchette! Qualcuno vi chiederà conto altrimenti dello scempio che abbiamo davanti.
E non dite che ho solo parlato di Sanremo, davvero mi sentirei offeso!
E partecipate a questo blog! ditemi che sono uno stronzo, ma almeno ditemelo!
grazie a tutti
lamboston

de luca: ma chi è? cerca della verità PER TE

spesso e volentieri siamo portati a dire, specialmente in certi ambienti, “se lo dice QUESTO va bene, in caso contrario no” e quindi, ogni volta che leggiamo Travaglio siamo portati a dargli ragione, anche se non conosciamo la storia.

E spesso ci indoviniamo eh? in fondo è difficile che quanto dice sia contestabile, e va bene. Spesso capita di conoscere cose che non conosciamo e ci scandalizzano, ancora di più di quello che non si sia già.

Ecco, sto guardando Sanremo (!!!), ma non sono pazzo. No, tutto fa cultura, anche il suo contrario. Ieri c’era il nipote del Re (fa il cantante, il ballerino, il dirigente bancario dice mia moglie); tutto tranne quello che dovrebbe fare: lavorare, considerando che qui da noi questo onore non capita a tutti. E lui sembra averne più diritto di altri e quindi può prendere per il culo chi gli pare, se crede, è lì e dice che ama l’Italia! Wow!
Oggi stiamo ascoltando la bellissima regina di Giordania. E’ davvero bella, e ci sta deliziando dicendo che trascorre il tempo con i figli. Porca zozza: ma sembra quasi un essere umano. Chissà se mandando e-mail su Twitter si renderà conto che a molti di noi viene da piangere!?!?!, ma non per lei, per quanto è bella. No; perché è lì! Sta raccontando della sua vita, sta pontificando su musulmani e cattolici, su gelosia e amore: ma chi è?
Ma che c’entra questo con Travaglio e con De Luca?

Tutto e niente.

Tutto e niente perché dire che De Luca sarà la rovina della Campania e dire che invece lo sarebbe il clan dei Casalesi (come diceva Di Pietro dall’Annunziata domenica cercando di giustificare la sua adesione alla candidatura di De Luca per la sinistra) è dire esattamente la stessa cosa: la stessa cazzata, come quella delle mille e mille epidemie (ricordate la SUINA? non era un porco, era semplicemente UNA BUFALA) che ci arrivano addosso quando sta accadendo qualcosa di brutto sopra le nostre spalle; tutto sembra organico alla nostra dissolvenza. Alla dissolvenza del pensare, dell’essere attenti a quanto ci accade attorno.

Dire che De Luca è un delinquente non ci cambia la vita. Dire che è estimatore di Berlusconi e Bertolaso (il duo BE-BE) non ce lo fa amare più o meno. Dire che potrebbe essere che il prossimo governatore della Campania potrebbe essere un Casalese, ma non si può dire, non ci aiuta a dimenticare di tutto il danno che tutti i politici hanno fatto alla Campania dal 1861 ad oggi. Tutti i politici, e da allora! Dal giorno della colonizzazione del Meridione.

Perdonatemi ma io penso che Giolitti e Craxi, che Forlani e Berlusconi, che D’Alema e De Luca, che Di Pietro e Mussolini, che Veltroni e Andreotti siano esattamente ed ugualmente ORGANICI AL POTERE, non a noi, sicuramente.

Quel potere che non ha guardato in faccia a nessuno, MAI. Sia che si sia trattato di terrorismo, sia che si sia trattato di speculazioni edilizie o finanziarie in danno comunque della povera gente.

Ogni tanto esce fuori un salvatore della Patria: oggi si chiamano, a seconda delle appartenenze, Berlusconi e Di Pietro, D’Alema e Bertolaso, Casini e Grillo!! Ma quanti cazzo sono? (che? Ho dimenticato Bersani? Oddio, mi sfugge questo Carneade! Ah, no, sembra che sia il portavoce di Capezzone, oh no?).

Va beh, diciamola però una cosa positiva.

NO, non sono l’ennesimo qualunquista, non mi chiamo Guglielmo Giannini, non mi chiamo Giacinto (detto Marco) Pannella, no, non mi chiamo così. Non cerco soldi. Non mi servono. Non ne ho mai avuti, ma so farne a meno, grazie a Dio.

Cerco solo di alleviare tante pene a chi non si pone più domande: c’è solo bisogno di valori. Io non voglio imporre i miei. Ci mancherebbe. Dico sempre quali sono ed anche qui. Sono cattolico; sembro anarchico: un po’ lo sono; sembro comunista: un po’ lo sono, sembro cattolico: spero di sembrarlo, almeno un po’.

Parlo troppo: sicuramente sì. La mia famiglia me lo rimprovera sempre. Per questo cerco di leggere “L’imitazione di Cristo”, ma spesso mi spavento e mi arrendo. Non sono Papa Giovanni Paolo I.

Ma vi prego, diffidate anche di me, senz’altro.

Ma senz’altro diffidate di chi ha sempre ragione, di chi ha sempre una risposta contro gli altri, diffidate di chi parla da proletario andando in yacht, ma anche di chi riduce le tasse solo per sé, anche di chi parla del ben-essere suo o non degli altri, facendo leggi per conto suo convincendovi, magari attraverso la TV, che lo fa per voi. Diffidate di chi lecca la regina di turno o il re che “ci ama”. Diffidate di De Luca, ma anche dei casalesi.

L’unica soluzione è RIALZARE LA TESTA E PENSARE CON LA PROPRIA.

La risposta verrà fuori, io non sono il Padreterno, io posso cercare di fare la parte del cattivo maestro, data l’età, non perché lo sia (spero di no, o sì?) ma perché ce n’è bisogno e mi espongo al pubblico ludibrio pur di spingere tutti, ma specialmente i ragazzi, a NON MOLLARE, NON ARRENDERSI MAI. Un mio amico prete diceva sempre che bisogna “starci, starci nonostante tutto”.

Un abbraccio, sopratutto ai ragazzi che mi stanno leggendo. Non mi date retta su tutto, vi prego. Lasciatevi solo interrogare da quanto ci accade attorno: non bevete tutto come una coca cola. Non bevete neanche me, ma imparate a bere!

Un abbraccio a tutti.

Mi fa ridere… l’abruzzo

e’ tanto tempo che mi viene da ridere se penso alla mia terra… già, mi viene da ridere se per farci un G8 c’è bisogno di un terremoto, mi viene da ridere se per renderla attendibile da un punto di vista politico bisogna arrestargli mezza giunta (prima salini poi del turco), mi viene da ridere se si pensa all’abruzzo forte e gentile e se si pensa all’abruzzo di croce e di… d’annunzio piuttosto che pensare all’abruzzo di SILONE.
Mi viene anche da ridere se si pensa all’abruzzo del 1915 o all’abruzzo del 2009, due terremoti, una storia sola.
Porca puttana, mi aspettavo questo evento da qualche anno… e non pensavo a Bertolaso ed ai suoi accoliti… invece ci dovevo pensare, così veniva da ridere anche a me, di Marco Santosuosso schiacciato sotto una improbabile costruzione, costruita per essere ricostruita da qualche amico degli amici. Che importa se Marco non c’è più? E’ servito a far ridere qualche amico degli amici, in attesa di avere qualche risposta da chi invece se la rideva fin da qualche minuto dopo… Marco Santosuosso? e chi è? basta che arrivi qualche prebenda, mi potrà mai interessare se c’è qualche Marco che muore sotto le macerie?
anzi, facciamo in modo che possiamo esportare questo clima a tahiti: sai quante risate!

gennaio 1970

Ragazzi! sono quarant’anni…
quando gente come me pensa agli anni ’70 sembra ieri, perché “siamo tutti giovani”, ancora con la forza e la voglia di… ma quarant’anni passano e se ne hanno di cose da raccontare…
“io? no, io no, non devo raccontare no; ma sono così giovane che non ne avrei la razionalità, né l’obiettività, e poi sono ancora ‘indaffaratissimo etc. etc.’. No.”
No?
SI’ CHE POSSO E DEVO, e non sono la Cinquetti che non ho l’età!
Gennaio del ’70 ero ancora un ragazzino, avrei compiuto in quel mese 13 anni e frequentavo la seconda media (sì, si faceva ancora latino allora, Gelmini!). La frequentavo in una scuola in cui ancora non si parlava di classi miste, solo picchette o passerine; in una scuola in cui convivevano i fasti del solenne arrivo di “Sua Eccellenza La Preside Signora DF” e le prime sommosse, malamente organizzate da me, Mimmo e Maurizio.
Anche alla scuola media, dove per farci fare sciopero venivano a fare le serrate “quelli delle superiori” e dove, in latenza, cominciava a crescere un che di resistenza critica. Ma ancora, allora, chi ci capiva niente!
Gennaio del ’70 è stato il mese dello Statuto dei Lavoratori: la famosa Legge 300/70 che avrebbe dovuto segnare, finalmente, una concretezza nella nostra Costituzione! Una legge che ancora oggi è “un totem” della democrazia e della dignità dell’uomo.
Ma io che ne capivo!
Era l’anno in cui il mio papà se ne andava in pensione, pur giovanissimo, per aprire un “Sale e Tabacchi” che avrebbe consentito ai suoi cinque figli di studiare; era l’anno del “change”.
A scuola mi ero appena incontrato con “rosa rosae rosae rosam rosa rosa” e mi era piaciuto! Era facoltativo il latino ma io, a quell’età, m’ero già finito Verne e Salgari, figuriamoci! C’era mica internét allora!
A gennaio, “quel” gennaio, eravamo arrivati, purtroppo, già tanto grandi. Cresciuti all’improvviso dal regalo che ci avevano fatto alla fine dell’anno prima! un buco nello stomaco grande quanto una piazza, aveva condotto me alla consapevolezza di mamma e papà e dei fratelli più grandi: quel 12 dicembre 1969 avremmo dovuto festeggiare solo il settimo compleanno del nostro “fratellino”, ed invece… ci fecero festeggiare “compleanno natale capodanno pasqua e ‘bbefanìa!” in una sola volta.
A vedere, dallo stesso elettrodomestico da dove avevamo visto l’allunaggio (chissà se c’era mai stato davvero!), a vedere quel buco al piano terra, dentro la Banca dell’Agricoltura, che molti di noi manco sapevamo che esisteva!!
Quel buco di piazza Fontana, quelle immagini strazianti, l’incredulità, quell’acre odore di carne umana bruciata che partiva da Milano, ciascuno di noi sembrava sentirlo uscire fuori dalla televisione, quella scatola magica e maledetta!!!
E con un regalo così, ma quando si torna indietro all’infanzia e all’essere ragazzini? e a chi lo dici?
A scuola si continuò alla stessa maniera: stesse materie, stesso rito della “S.E. La Preside D.F.”, stessi scioperi che altri capivano cosa fossero; noi l’avremmo capito o cominciato a capire solo un anno dopo, al liceo.

Ma ora per noi era solo un regalo di Natale di nome piazza Fontana, un ballerino anarchico (povero Pietro) già “al sicuro” e Pino Pinelli, ch’era venuto giù dalla questura! Quel volo d’angelo dura da 40 anni ed ancora, ancora cade Pino, ogni volta che qualcuno confonde gli esuli coi latitanti ed i mafiosi con gli eroi, ogni volta che il “malore attivo” di un D’Ambrosio commette un altro delitto.
Già.
“PIAZZA GIUSEPPE PINELLI – ANARCHICO (1928 – 12 DICEMBRE 1969): ce la faremo:
al posto di piazza Fontana, da lì si arriva attraverso “via “Pietro Valpreda – ballerino”.

(… continua…)

finalmente arriva LAMBOSTON

ciao a tutti. Sono Lamboston.
Dopo un po’ di esercizio
sono arrivato per scrivere qualcosa.
Ce ne ho messo del tempo,
vero… ma da ora in poi ne
leggeremo delle belle…
e molte scritte da voi. Grazie a tutti