“LA MERICA” – POETI E SCRITTORI – PRELUDIO – WALT WHITMAN

WALT WHITMAN
West Hills, NY, 31 maggio 1819 – Camden, NJ, 26 marzo 1892
Chiunque tu sia, metto ora la mia mano
su di te, perché tu sia il mio
canto.
Accosto le mie labbra per sussurrarti
all’orecchio
che ho amato molti uomini e donne
ma non amo nessuno più di te”.
Walt Whitman fu il primo anche tra noi che leggiamo e scriviamo qui, considerando che si autopubblicò. Certo molte volte noi lo facciamo perché è difficile trovare chi lo faccia per noi, perché siamo tutti scrittori, me per primo, e nessuno lettore; ma magari anche tra noi ce ne sono di bravi, di bravissimi e la moda del momento preferisce pubblicare anche chi non sa scrivere, ma “non sa scrivere ma scrive cose rassicuranti”. Ecco che allora il nostro Walt dichiarò, ormai avanti con gli anni, nel 1888, che l’esigenza di auto-pubblicarsi gli era nata con questo pensiero: “Se scrivete cose non conformiste che intendono mettere in dubbio il pensiero della gente, potreste aver bisogno di pubblicarle voi stessi”, e concluse con l’esortazione ai giovani letterati a “diventare stampatori esperti”.
Whitman ha cantato l’amore tra lo scrittore e il lettore, la trasgressione, l’immagine di Dio nell’uomo, l’infinito cammino di rinascita dell’America, lo stesso concetto di democrazia = uguaglianza, la visione di Cristo come colui che ci cammina a fianco, l’unicità di corpo e anima.
Per lui l’azione poetica è un amplesso dove il poeta feconda il lettore: credo che niente sia più bello di questa immagine per descrivere la “mission” del poeta, in questo concetto afferma che “la libertà è solo un mezzo, il fine è la felicità”.
Foglie d’erba” è un poema dantesco dove il poeta ci invita però a “schiodare i catenacci dalle porte, a schiodare le porte stesse dai cardini!”, divenendo il “cantore universale dell’umano”; “poeta del corpo e dell’anima”, qualità universale e non sua propria, che rende l’uomo capace di vedere il sé visibile come parte del tutto non percepito, quindi parte dell’eternità, riprendendo San Paolo.
Whitman rende omaggio a Dio che ha fatto dono all’uomo dell’amore fisico, gioioso e della solidarietà divina: non vive quindi di nostalgia del passato ma della rivendicazione del futuro.
Chi sa dire questo sa dire poesia, chi può descrivere queste cose che seguono, non poteva fare altro che sconvolgere un secolo successivo di letteratura in un paese bacchettone e prostituta:
i pittori hanno dipinto gruppi affollati
con la figura al centro.
E dal capo della figura centrale si
effonde un alone di luce dorata.
Ma io dipingo miriadi di teste, ma
nessuna senza il suo alone di luce dorata.
E per mano mia dal capo di ogni
uomo e donna la luce fluisce
scorrendo luminosa per l’eternità.”
Se non riesci ad afferrarmi subito, non
ti scoraggiare.
Se non mi trovi in un posto, cercami in
un altro
io da qualche pare mi fermo ad
aspettare te.”
E so che la mano di Dio
è la promessa della mia
E so che lo spirito di Dio è fratello
del mio
e che ogni uomo nato su questa terra
è anche mio fratello
e che ogni donna mi è sorella e amante
E che la chiglia della creazione è amore!”
Nei volti di uomini e donne vedo Dio e
nel mio stesso volto allo specchio
trovo lettere lasciate cadere per
strada da Dio e ognuna è firmata col
nome di Dio”

VIENE QUALCOSA DI BUONO DALLA MERICA?

“La Merica la Merica” dicevano i nostri nonni quando tornavano da lì per una visita, per fare un figlio, per comprare un altro pezzo di terra alla famiglia che cresceva e stava a casa, o magari per non ripartire più.
E raccontava, raccontava, dicendo qualche parola, dalle parti mie, in anglo-abruzzese, che è una lingua particolare, studiata, piena di cultura, quando per cultura si intende “la cultura della terra”, “la cultura della famiglia”.
Mia nonna raccontava sempre queste cose, di “brucculin”, delle stalle dove venivano accolti, e della sua lingua nuova, con la quale si diceva “uats-iur-nem?” per dire “come ti chiami?” e “uar-iu-uan?” per sapere “come stai?”.
Di tanti sacrifici ci hanno raccontato, tante cose sono state dette delle sofferenze, dei soprusi subiti dai nostri nonni, tanto si è parlato di Nick e Bart: e sono tutte cose importanti che ci hanno formato, come della Merica ci ha formato la guerra, il Vietnam, la superpotenza, e Kennedy e tanto altro.
Ma in quegli anni la nostra particolare storia di emigranti, di sudditi, ci ha nascosto dei grandi tesori, perché la Merica per noi era il “panem nostrum quotidianum da nobis hodie” e i nostri genitori, allora bimbi, attendevano il ritorno dei loro e l’arrivo degli “sghei” per poter mangiare.
Non sapevano nulla dei grandi tesori, non sapevamo che oltre alla Merica c’era l’America, e che anche lì c’erano scrittori e poeti e artisti e matti come noi che credevano che scrivendo avrebbero cambiato il mondo o giù di lì. Di questo vorrei che parlassimo, di cosa bolliva in pentola nei primi decenni del XX secolo in America, e quindi di Hemingway, di Dos Passos, di Scott Fitzgerald, Ezra Pound e Lee Masters ed Eliot, e ancora dopo della Beat Generation e Allen Ginsberg, Ferlinghetti e Cassidy e Corso e Kerouac, fino a giungere a Woody Guthrie e Arlo e Bob Dylan e ancora e ancora…
Ma prima di loro vorrei parlarvi di Walt Whitman! Il padre di tutto ciò. Chi era costui? Non ci sono molte parole per descriverlo, se non che era il padre di tutti e che ha “inventato” la poesia americana, un modo sereno, violento, schietto di dire le cose, intrise di una grande spiritualità. Ma più che parlare io, che sono poco adeguato, vorrei aprire questa discussione con due piccoli stralci di “Leaves of grass” (1855). Poi, se la cosa ci piace, possiamo continuare, altrimenti vi avrò invitato a una grande lettura, per chi non lo avesse mai conosciuto e a una riscoperta per chi già lo ama
Ascolta, disse la mia anima, scriviamo per il mio corpo
(in fondo siamo una cosa sola) versi tali che se, da morto, dovessi invisibilmente
tornare sulla terra, o in altre sfere, lontano, lontano da qui,
e riassumere i canti a qualche gruppo di compagni (in armonia col suolo, gli alberi,
i venti, e con la furia delle onde),
io possa ancora sentire miei questi versi, per sempre,
come adesso che, per la prima volta, io qui  e ora,
segnando per l’anima ed il corpo, firmo col mio nome
Walt Whitman

della vita immensa in passione impulso e potenza,
per le azioni più libere compiute sotto le leggi divine,
dell’uomo moderno io canto
(one’s self I sing – walt whitman)
lamboston

presente su Meetale.com e su storiacontinua.com

Bene bene.
Dal 18 marzo un mio libro è presente su Meetale.
Il self-publishing comincia a diventare realtà anche per me.
Ho pubblicato il libro di poesie “lamboston: la tigre e la resistenza” che sul sito è scaricabile gratuitamente; qui però può arrivare gente che legge il mio sito o il mio blog, niente di più: di là c’è una schiera di iscritti, tra chi scrive e chi legge e comunque è un sito frequentato, sicuramente più del mio blog.
L’unico scopo è quello di essere contattato. Su meetale.com si può accedere anche senza registrarsi e anche questa è una cosa positiva: non costa neanche il tempo di registrarsi…

Da oggi 20 marzo sono stato scelto da storiacontinua.com dove hanno recensito il mio romanzo “red nose e il delfino blu”.

Collaboro anche con il blog su minimee.altervista.org

note di e-book

Aria nuova finalmente.
Avevo fatto un blog e non ci scrivevo mai. Era quasi come fossi costretto a parlare di quel che parlano tutti, ma alla fine, non fregandomene niente di parlare di politica, di intrighi, di tuttismo non scrivevo mai, mentre a me piace scrivere, e anche se nessuno ha voglia o possibilità di leggermi, poco importa.
A me piace scrivere e leggere, per comunicare, magari con me stesso, anche nei momenti in cui le cose potrebbero andar meglio e magari non vanno così. Anche nei momenti in cui avresti voglia, finalmente, di farla finita con certe trappole per fare quello che desideri di più.
Ma a volte, anzi spesso, capita che devi fare i conti con la realtà, e a quel punto di rendi conto che le cose non stanno proprio così: prima di tutto viene il dovere, il lavoro per reggere la famiglia e poi, quando proprio sei sicuro che hai fatto il possibile e che le bocche che attendono le hai sfamate, solo allora puoi dedicarti a te, solo a te: ma a quel punto hai sonno, tanto sonno, e domattina si deve ricominciare.
E così la cosa va avanti all’infinito, fino a che un giorno il Buon Signore stacca la spina e ti chiedere di rendere conto di ciò che hai fatto, di come hai utilizzato il tempo che ti è stato concesso, e allora “so’ cazzi!” come si dice.
Hai perso tempo a fantasticare, a attendere il momento giusto, a sperare che domani sarà meglio, e ancora e ancora e ancora… ma non hai fatto proprio niente.
Qui casca quindi l’asino.
Che ci faccio con questo blog se non quello per cui invece vado avanti da sempre? cosa? niente. Semplicemente comunicare che sto bene, che sono comunque felice perché ho una splendida famiglia, che a volte capita che le cose non vadano sempre per il meglio ma che, con l’aiuto del Signore, le cose non possono altro che migliorare.
E quindi? Ecco quindi. Ecco: niente progetti. Qui scriverò quello che mi va, come uno sfogo, senza bisogno di dire delle cose che vadano a intasare altri blog e altre sensazioni e tanti lettori che diranno “ma quant’è figo ‘sto tipo” e cazzeggiate di questo genere.
Oggi per esempio scrivo che ho scoperto l’e-book e mi piace.
Ho scoperto che potevo trasformare i miei libri in e-book, che potevo leggerli e farli leggere anche sui tablet; ho scoperto che sono stato capace anche di validarli e quindi di renderli leggibili a tutti, ed ho la consapevolezza che, con tutta probabilità, magari non li leggerà proprio nessuno: ma non mi importa.
E quindi li metto sul sito gratis. In formato epub.
E poi con l’aiuto di mio figlio magari riesco anche a migliorare l’aspetto del sito e ad eliminare la maledetta password per accedere all’area download.
Ma che sono proprio cretino? Già nessuno legge niente, già siamo tutti numeri e numeretti in un profondo nulla nel quale ci hanno consegnato, ed io ci metto anche la password?
Ma sono proprio matto

ciao a tutti

lamboston