sosteniamo “I Siciliani” e Riccardo Orioles

CATANIA IN PIAZZA
Riccardo Orioles e i suoi ragazzi non si fermano. Continuano a chiedere ostinatamente quanto ci spetta. Spesso sono soli e la solitudine, in certi casi, è pericolosa.
Non dimentichiamo questi nostri amici che si danno da fare, anche se in tasca non gliene viene niente, anche se i pericoli incombono sempre più, anche se spesso vengono semplicemente ignorati.
Fanno anche la nostra parte, perché noi purtroppo siamo troppo abituati a stare lontani da queste storie, a leggerle, a volte a piangerne le vittime. Senza ritegno, senza vergogna, anzi con la supponenza di chi, pur non facendo nulla, si sente dalla parte del giusto.
Non saremo mai dalla parte del giusto fintantoché non ci faremo sorprendere, sistematicamente, da cosa è capace di fare la Società Civile, quella Società Civile che è sempre presente, anche se silenziata.
Non saremo nel giusto fintantoché faremo come gli struzzi.
Non saremo nel giusto se non ci sporchiamo le mani e non ci facciamo mettere in discussione da queste testimonianze.
Con Riccardo Orioles e i suoi Giovani Siciliani, andiamo anche noi “Senza Rabbia né Paura”.
Pubblico il loro appello. Chi crede potrà ricevere una copia de “I Siciliani Giovani”. Basta chiederla a me. Anche leggere una copia di questo giornale gratuito può significare cominciare ad alzare la testa. Ma i modi sono mille, lasciamoci influenzare da questo guerriero che combatte da 40 anni, quando era un ragazzo e lottava al seguito di Pippo Fava, Martire
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Senza rabbia né paura
“Trentadue anni dopo la battaglia contro i Cavalieri dell’apocalisse mafiosa, la lotta al monopolio di Ciancio, e l’assassinio di Giuseppe Fava, la città versa ancora nel degrado e nella soggezione. L’informazione è ancora sotto dittatura, i sindaci inaugurano ancora le aziende degli imprenditori collusi e i giovani lasciano a migliaia una terra senza speranza. E’ perciò che quest’anno, nel giorno della memoria e della lotta, chiamiamo i cittadini, con esponenti significativi della società civile, a incontrarsi con noi. Non per  l’ennesimo dibattito fra politici ma per promuovere concretamente e insieme la salvezza della città”.
Questo era il nostro appello del 5 gennaio di quest’anno. L’appello è stato raccolto e numerose associazioni si preparano in questi giorni a sfilare in piazza contro la mafia.
Il potere mafioso, per noi, ha sempre avuto dei nomi e cognomi precisi (i boss e i killer ma anche gli imprenditori e i politici tolleranti o collusi) e noi dei Siciliani questi nomi li abbiamo sempre fatti con chiarezza. Non pensiamo di cambiare stile.
Mentre noi prepariamo le manifestazioni, a Palermo i carabinieri perquisiscono la sede di Confindustria. Imprenditori come Montante o Costanzo (che noi abbiamo denunciato per primi) sono ancora degli  interlocutori? E’ permesso, adesso, fare i loro nomi?
I soldi di Ciancio in Svizzera, perché Repubblica non li ha pubblicati? Gli accordi fra Bianco e Ciancio esistono, o se li sono inventati i carabinieri? E quanto a noi, se facciamo queste domande siamo degli “estremisti” che turbano la pacifica convivenza di buoni e cattivi, o stiamo semplicemente seguendo la nostra storia?
E’ una storia precisa (Fava, D’Urso, Scidà) con una continuità che a qualcuno fa paura. E non a caso, a Catania, la si vorrebbe cancellare. Ma l’ avvenire è figlio della storia, e chi ignora il passato non può avere un futuro.
Questo diciamo ai giovani. Uniti, senza barriere politiche, senza paura. La mafia, il potere mafiosa, la borghesia mafiosa non dureranno per sempre. Ma bisogna sfidarle a viso aperto, senza mezze misure. Rancore per nessuno, neanche per chi ha ingannato chi si fidava. Ma compromessi niente.
Avanti, allora, insieme in piazza e nella vita. E’ lunga ‘sta nottata, ma finirà.

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