guerra israelo-palestinese divisa tra uccisi e morti

dal TG1 delle 13.30 di oggi 19 aprile 2016: "da inizio ottobre quindi sale a 28 il numero degli israeliani uccisi, mentre sono 192 i palestinesi morti…"

Ecco, proprio un orrore, per una guerra che ormai dura da cento anni, quasi tanti sono gli anni che sono passati dalla famosa "Dichiarazione Balfour" (1917) con cui la Gran Bretagna riconosceva ai sionisti il diritto di formazione di "un focolare nazionale" in territorio palestinese; "precisamente da quando l'Occidente intese assicurare i propri interessi imperialistici a spese di un popolo i cui interessi non furono allora, come non lo sono oggi, tenuti in alcuna considerazione…" (Abdel Wael Zuaiter "Testamento d'un militante palestinese" 1972 in Martina Capurri, Abdel Zuaiter, 2015, pag. 103).

E' una guerra che ormai non avrà mai più vinti né vincitori, tante sono le generazioni che da allora vivono nel terrore di essere israeliani e nella dannazione di essere palestinesi, nelle mani di gente che, per decenni (e non torno indietro di duemila anni) ha ritenuto che fosse suo diritto manipolare i diritti di popoli e nazioni per farne i propri interessi, in spregio alla vita di tanta gente che, da allora, non sa cosa significhi "vivere in pace".

Sicuramente non esiste più alcun palestinese o israeliano che non abbia, obtorto collo, convissuto tutta la sua vita col continuo pericolo di un attentato, di una ritorsione, di un'occupazione, di un restringimento delle poche libertà. E questo vale dall'una parte e dall'altra.

Chi scrive, per cultura, per estrazione, per convincimento, è sempre stato dalla parte del popolo palestinese, e non ne ha mai fatto mistero. Ma i morti sono morti dappertutto, gli innocenti sono innocenti dappertutto, indipendentemente dai vari pazzi sanguinari che approfittano della situazione per lucrare potere, prestigio, danaro, in barba a gente che rischia la pelle ogni giorno, di bambini che, da una parte e dall'altra, non hanno mai avuto l'ombra di un sorriso sereno, senza pericoli, se non quelli comuni a tutti gli uomini e donne della terra.

E oggi, dopo un ennesimo attentato perpetrato da parte, stavolta, di disperati militanti palestinesi e che ha provocato la morte di innocenti israeliani, e a cui seguirà certamente l'ennesima ritorsione a danno di innocenti palestinesi, ancora la nostra TV di Stato è capace di distinguere tra "uccisi" e "morti", quasi che gli israeliani fossero sempre e solo vittime e i palestinesi sempre e solo carnefici, cui spetta di dover morire per i propri crimini, anche se si tratta di 28 e 192 vittime innocenti di una guerra voluta da altri e combattuta da pochi che hanno in spregio, anche loro, la vita degli innocenti.

Ciò che non è giusto è che certe frasi vengano fatte passare come neutrali e quindi accettabili. E la falsa neutralità trasforma gli uomini in automi, senza un pensiero proprio, senza saper distinguere il vero dal falso.

E viviamo in un paese occidentale e democratico e, drammaticamente “politically correct”!