VIOLETA PARRA – CENTO ANNI DI POESIA

Grazie alla vita che mi ha dato tanto.
 Mi ha dato il riso e mi ha dato il pianto
 così io distinguo la gioia dal dolore
 le due essenze che formano il mio canto
 E il vostro canto che è lo stesso canto.
 E il canto di tutti che è il mio proprio canto.

(da Gracias a la vida)


 Cammino per un momento
 Per le strade, senza meta,
 Vedo che sono al mondo
 Senza nient’altro che l’anima nel corpo.
 Miserie e tradimenti
 S'intrecciano ai miei pensieri,
 E tra le acque e il vento
 Mi perdo nella lontananza.

(da El amor)

Se potessero ingabbiare il sole 
 Lo farebbero assai volentieri,
 Di notte, sera e mattina
 Lo vorrebbero accaparrare.
 Per fortuna che per riuscirci
 Ci vogliono le palle.

(da La esperanza)

Neanche l’uomo più cinico
 Può restare indifferente
 Se brilla nella nostra coscienza
 Amore per i propri simili.
 
 Non perdo le speranze
 Che un giorno qualcosa s'aggiusti,
 Un giorno questa povera gente
 Avrà un bel cambiamento!
 Il toro si ammansisce solo
 Montandolo bene a pelo.
 Non ho nessuna paura
 Di vederlo a gambe all'aria
 Quando si rigirerà la tortilla:
 Il ribaltamento a cui tanto aspiro.

(da La Esperanza)

 L’11 settembre del 1973 si spensero le luci della democrazia a Santiago del Cile. Un violento colpo di stato annientò il governo di Unidad Popular di Salvador Allende e con la sua le vite di Victor Jara, di Pablo Neruda, ma anche di Luis Sepulveda, pur se sopravvissuto e cantore ancora oggi della bellezza della vita e dei ricordi di tante cose splendide, oscurate ma immortali. Insieme a loro se ne andarono tanti uomini donne e bambini, in parte massacrati dalla furia omicida, in parte annientati nel loro stesso credere dì poter creare “el hombre nuevo”.

Ironicamente in quegli anni, ma prima di quel giorno, un giovane Angel Parra andava cantando:

Mi piace la democrazia - Lo dico con dignità

se si sente tintinnio di sciabole - è una pura coincidenza

(da La democrazia)

E purtroppo la sua simpatica e cogente ironia si sarebbe rivelata presto piena di ragioni.

Questo giovane cantante cileno, che con la sorella Isabel andava in giro a portare la musica de “La nueva cancion chilena” era figlio di Violeta Parra (4 ottobre 1917 – 5 febbraio 1967), poetessa, cantante, pittrice, scultrice, anima del Cile. Nei piccoli brani citati all’inizio in qualche modo si può trovare l’intera sua vita e l’intero suo percorso di amore, di lotta, di speranza, di gioia, di malinconia.

Gran parte della gente che la conosce probabilmente ha fatto questo incontro ascoltando gli Inti Illimani, che tante sue poesie e canzoni hanno cantato negli anni, o ascoltando incantati Gracias a la vida nel canto-lamento di Gabriella Ferri o nel canto di speranza di Herbert Pagani o dall’usignolo Joan Baez. Ma, credetemi, senza nulla togliere ad alcuno, ascoltare Violeta è un’altra cosa.

La sua testimonianza oggi, a 50 anni dalla morte e a 100 dalla nascita, è più che mai presente, attenta, veritiera e come lei, triste, allegra, disperata, perennemente innamorata del suo uomo, della gente, della justicia, di Dios, della Virgen Señora. Non è facile convivere con la serenità di Violeta, con la sua arte senza sentirsi perennemente interrogati, né è facile parlarne per ricordarla a tutti nell’approssimarsi del 5 febbraio, giorno in cui si tolse la vita, pur rimarcando, come sempre, il suo innamoramento di essa e il suo “gracias a la vida que me ha dado tanto”.

In questo piccolo e insignificante scritto ho pensato di esprimere questo estraendo alcuni piccolissimi brani dalla sua immensa e splendida opera e particolarmente dal “Canto para una semilla”, adattamento di Luis Advis del suo Décimas, traducendo per l’ennesima volta quelle parole, mille volte tradotte, ma mai pienamente comprese:

Grazie alla vita che mi ha dato tanto.
 Mi ha dato il riso e mi ha dato il pianto
 così io distinguo la gioia dal dolore
 le due essenze che formano il mio canto
 E il vostro canto che è lo stesso canto.
 E il canto di tutti che è il mio proprio canto.

L’ultima strofa di Gracias a la vida, una delle ultime sue canzoni, quasi un commiato nel quale esprime, con serenità e gioia, la gratitudine per quanto ha avuto, di bello e di brutto, senza distinzioni e preferenze.

Cammino per un momento
 Per le strade, senza meta,
 Vedo che sono al mondo
 Senza nient’altro che l’anima nel corpo.
 Miserie e tradimenti
 S'intrecciano ai miei pensieri,
 E tra le acque e il vento
 Mi perdo nella lontananza.

Una sensazione espressa in El amor. In un momento particolare della sua vita. Anche però nei momenti più tristi, dove “miserias y alevosìas anudan mis pensamientos” mantiene almeno l’anima nel corpo, per non perdersi del tutto e per ripartire da lì.

Violeta Parra quindi tiene sempre presente che la sua lotta non potrà essere sconfitta da una semplice delusione d’amore perché “d’amore non è morto mai nessuno”, e quindi lucidamente riprende da dove aveva lasciato, sapendo che alla fine vincerà la giustizia, sempre che non manchino, come spesso accade ancora oggi, la denuncia e la proposta:

Se potessero ingabbiare il sole 
 Lo farebbero assai volentieri,
 Di notte, sera e mattina
 vorrebbero accaparrarselo.
 Per fortuna che per riuscirci
 Ci vogliono le palle.

E subito dopo, con forza d’animo e desiderio di lotta si trova a esprimere la speranza e la forza della ribellione, donna piccola ma sempre indomita e gigantesca:

Neanche l’uomo più cinico
 Può restare indifferente
 Se brilla nella nostra coscienza
 Amore per i propri simili.
 
 Non perdo le speranze
 Che un giorno qualcosa s'aggiusti,
 Un giorno questa povera gente
 Avrà un bel cambiamento!
 Il toro si ammansisce solo
 Montandolo bene a pelo.
 Non ho nessuna paura
 Di vederlo a gambe all'aria
 Quando si rigirerà la tortilla:
 Il ribaltamento a cui tanto aspiro.

 

Ecco che la “tortilla” si rigirerà e quindi non ci sarà scampo per niente altro che per la verità “si brilla en nuestra conciencia amor por los semejantes”! E Violeta, fino alla fine, ha immaginato la grande fiesta che ci sarà nel mondo alla vittoria dell’amore per i propri simili:

Tutto sarà in armonia,
 Il pane con lo strumento,
 Il bacio e il pensiero,
 Il dolore e l'allegria,
 La musica scivolerà
 Come la carezza di una madre!
 Che si abbellisca l'aria
 Spargendo intorno speranza.
 Per la gente cambierà tutto
 Lo dico con grazia! 

 (da Cancion final)

 

Per chiudere con Luis Advis e Inti Illimani, come non citare la loro “Canto a los caidos” quando dicono:

Ci son torrenti che scorrono sotto la terra,
 come morte che in vita germinerà.
 Così arde nelle vene una parola.
 La sua parola che cresce,
 un sole nuovo alimenta ogni sguardo,
 come grano seminato,
 quando accanto a una mano ci son mani fraterne

Le mani fraterne che ha sempre amato Violeta Parra.

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