il “vecchierel” di Petrarca ai giorni nostri

Movesi il vecchierel canuto e bianco
del dolce loco ov’ha sua età fornita
e da la famigliuola sbigottita
che vede il caro padre venir manco;

indi traendo poi l’antiquo fianco
per l’estreme giornate di sua vita,
quanto piú pò col buon voler s’aita,
rotto dagli anni e dal cammino stanco;

e viene a Roma, seguendo ‘l desio,
per mirar la sembianza di colui
ch’ancor lassú nel ciel vedere spera:

cosí, lasso, talor vo cerchand’io,
donna, quanto è possibile in altrui
la disïata vostra forma vera.

(F. Petrarca, Canzoniere, XVI, Einaudi, Parnaso Italiano, 1962)

Ma perché parlare di Petrarca nel 2017? E perché cominciare dalla poesia sul “vecchierel canuto e bianco”? Non credo ci sia una ragione, né credo ci debba essere. Il Sommo Poeta, con rispetto parlando, è un po’ come la Bibbia per noi cattolici: basta aprirla per trovare una ragione per cui ne è valsa la pena. Così per Petrarca che in questa poesia, magnifica, ci fa vivere un attimo, uno solo, della sua immensa e continua ricerca del vero per sé: l’amore per la sua donna ideale e, nel contempo, ma più fortemente, l’amore che continuamente e incessantemente gli ha donato il Padre Celeste e che lui, a suo dire, solo a tratti ha saputo comprendere e apprezzare: così il “vecchierel canuto e bianco”, “rotto dagli anni e dal cammino stanco” si reca a Roma “per mirar la sembianza di colui ch’ancor lassù nel ciel vedere spera”, mentre lui chiede quasi perdono per andar cercando in un’altra donna “la disiata vostra forma  vera”: passione e pentimento nella gloriosa vita di chi ha spesso cercato altro ma mai ha dimenticato il vero segno della sua vita.

A noi cosa insegna? Purtroppo molto poco, abituati a sferruzzare la lana per fare una tela come quella di Penelope, in attesa dell’arrivo dei Tartari di Buzzati e non accorgendoci che ogni giorno sono alle nostre porte e ci riempiono la testa di corbellerie, impedendoci di vedere che sono arrivati, che li abbiamo accolti senza combattere e che si stanno sollazzando delle nostre povere teste vuote come i Proci.

Abbiamo abbassato la guardia con consumismo, animalismo e tanti altri “-ismi” che non siamo più capaci di rivolgerci all’essenziale come Petrarca che, umanamente, continuava a sbagliare obiettivo ma, cristianamente, ogni attimo si richiamava ai suoi valori

 

 

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