la mia mamma: 25 giugno 2013

 

Tendiamo a scrivere sempre cose “politically correct”, quasi non avessimo un’anima che non sia quella collettiva. Tutto ciò che scriviamo nei post potrebbe averlo scritto un qualsiasi altro di noi, con più o meno sensibilità, con maggior senso del popolo e della giustizia o con minore attenzione agli ultimi del mondo. Qualcuno si trova sistematicamente a essere lodevole e riceve molti “like” “tweet” “retweet” e altro; qualcun altro invece viene sistematicamente disprezzato e vilipeso perché sistematicamente dice cazzate “di destra”  (Gaber in fondo ci aveva visto bene).

Nemmeno io mi sottraggo alla banalità e alla voglia di essere alla ricerca di like, di follower, di qualcuno che finalmente si decida a leggere il mio libro e finalmente a dire “cazzo! ma davvero questo è il nuovo Moravia per la miseria”, e giù successo a volontà. Infatti mi sto preparando da giorni a scrivere per domani un post su Don Lorenzo Milani, a 50 anni dal suo ritorno alla casa del Padre, visto che qui nessuno lo ha voluto ascoltare.

Ma stasera no. Non lo voglio fare. Mi è venuta improvvisa una voglia intimista, personale, di cui sicuramente a nessuno fregherà un bel niente! Non potrò ricevere like e follower per questa cosa, ma “a questo mondo c’è giustizia finalmente” direbbe “Lorenzo Tramaglino o come dicevan tutti Renzo”, quindi chissenefrega dei like per una volta!

Domani ricorre il quarto anniversario dalla morte della mia mamma e voglio partecipare di questo tutti voi, che vi interessi o meno son cose del tutto secondarie, credetemi. Ho chiesto al mio Parroco, amico storico di famiglia, di celebrare domani una santa Messa per mamma e per papà, che l’aveva preceduta diversi anni prima, tanto giovane ero per poterne partecipare chicchessia. Il mio Parroco ha detto che vuole celebrare lui la Messa per ricordare i suoi amici. E domani accadrà. Cosa bella e tenera.

In fondo cosa voglio partecipare: niente di che, solo che in questo mondo ci sono grazie al loro amore, se penso e dico e scrivo quel che dico lo devo a loro e la mia mamma, specie negli anni in cui ha fatto le veci di entrambi i miei genitori, è stata un’icona di riferimento, una grazia di Dio, come si dice. Ma anche all’epoca di quando ero ragazzo, nonostante io e la mia sintonia e distanza dal mio amato papà, degno del desiderio di emulazione e degno del desiderio di lotta contro il padre per poter lottare contro il male del mondo, nonostante questo fu la mia mamma ad accorgersi del mio essere anarchico. Lei lo dicevo con dolore, per quanto la sua educazione da fiera Azione Cattolica negli anni della Resistenza le impedissero di pensare diversamente, ma con immenso amore aveva individuato prima di me, il mio spirito battagliero, fiero, pieno di fede, ma anarchico nell’accettare, o meglio nel non accettare, certe regole che ci venivano imposte dallo Stato, dalla strategia della tensione voluta dai poteri forti, ma anche dalle nostre ideologie, troppo cieche per poter leggere attentamente la realtà.

Ecco, solo con due parole, ricordo il mio papà e la mia mamma, specie in questo giorno in cui mi mancano, e mi manca enormemente la presenza di lei, rappresentante di entrambi per un lungo periodo. Quattro anni fa ho capito che avrei dovuto camminare da solo, insieme a mia moglie e alla mia “discreta quantità” di figli, per raggiungere quanto ci è stato promesso, ma senza ignorare la realtà di ogni giorno, come ci insegnerà ancora Don Lorenzo. A domani con il post convenzionale, ma comunque amato, per don Lorenzo. A domani con nel mio cuore non conformista, la presenza della mia mamma e del mio papà, anche se “non sta bene” parlar de’ cazzi miei, almeno così si dice! Vi voglio bene…